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Il mondo romano

Le piante curative nella medicina ufficiale

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In hoc volumine haec continentur. Ioannis Baptistae Egnatii Veneti In Dioscoridem ab Hermolao Barbaro tralatum annotamenta … -  (Excudendos Venetiis hosce Dioscoridis libros octo : Aloisius & Franciscus Barbari & Ioannes Bartholomaeus Astensis curarunt in Gregoriorum fratrum officina ... , kalendis Februariis, 1516).
De viperis in trochiscorum apparatu, pro theriaca adhibendis, Fabii Paulini ... disputatio ... – Venetiis : apud Rubertum Meiettum, 1604.
De naturali hystoria diligentissime castigatus / C. Plynius Secundus. -  (Impressum Venetiis: per Bartolameum de Zannis, 1496 die XII mensis Decembris).
Gruppo di due balsamari e verghetta, età romana (vetro)
Si tratta di contenitori per olii e unguenti per la cosmesi e la cura del corpo, utilizzati anche per la conservazione e il trasporto di preparati medicinali. Potevano essere posti in cassette lignee o trasportati in piccoli astucci appesi alla cintura. Le verghette, inserite nei balsamari, servivano a mescolare i prodotti e a renderli omogenei e fluidi.
Due balsamari, età romana (terracotta)
Contenitori per olii e unguenti per la cosmesi e la cura del corpo, destinati all’uso quotidiano.
Cl. Gal. De compositione medicamentorum per genera libri septem, Ioanne Andernaco interprete ... – Lugduni : apud Gulielmum Rouillium sub scuto Veneto, 1552 (Lugduni : excudebat Philibertus Rolletius).
Scatola per medicine, Pompei (NA), I sec. d.C. (disegno ricostruttivo di Silvia Tinazzo)
Sorta di piccola cassetta divisa in scomparti per contenere medicinali.
Due spatole, età romana (bronzo)
Strumenti usati nella cosmesi e nella pratica medica, utilizzati per la frantumazione e la preparazione di cosmetici e medicinali in forma solida.



 

 

 

CassettaMedico

 

Periodo: dal 70 d.C. al 500 d.C.

La scienza medica fece il suo ingresso a Roma verso la fine del III secolo a.C. sotto l’influsso dell’Ellenismo. In età imperiale si diffusero maggiormente gli studi e l’impiego delle piante medicinali. Nel I secolo d.C. Celso (25 a.C.-50 d.C.), nel suo De medicina, elenca 260 erbe officinali, 90 minerali e 50 rimedi tratti dal regno animale. Il già citato Dioscoride (40-90 d.C.) scrisse il De materia medica, un trattato di botanica in cui per la prima volta la descrizione delle piante è subordinata al loro effetto terapeutico; egli infatti classificò le erbe secondo le loro proprietà medicinali e alimentari e non secondo la morfologia. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nella sua opera enciclopedica, la Naturalis Historia, riservò alle erbe otto libri (dal XX al XXVII), enumerando le piante medicinali e le loro proprietà attingendo sia alla tradizione popolare sia all’arte medica. Uno dei più prestigiosi medici dell’antichità fu Galeno (131-201 d.C.), un greco di Pergamo che esercitò la sua professione alla corte degli imperatori Marco Aurelio, Lucio Vero, Commodo e Settimio Severo; egli scrisse circa 500 opere di medicina, di cui un centinaio giunte fino a noi. La sua farmacopea comprendeva 473 piante curative che, a suo parere, ogni medico doveva riconoscere e raccogliere personalmente; egli stesso provvedeva in prima persona alla raccolta di erbe e alla preparazione di complesse ricette, diffidando sia dei raccoglitori professionisti (rhizótomoi), sia dei preparatori (pharmacotribae o pharmacoteutae) e venditori (pharmacopolae, unguetarii) di farmaci. Nelle farmacie esisteva uno strumentario per preparare e conservare i medicinali: mortai per ridurre in polvere le sostanze, cucchiai e pinzette di varie forme per dosare e cospargere le polveri e per somministrare i medicinali, cassettine lignee per semi e sostanze aromatiche, vasi di vetro o fittili per medicamenti liquidi e bilancine. Erano usate inoltre spatole di varia forma e grandezza per mescolare, impastare e stendere sostanze e unguenti, per staccare i farmaci dai mortai o dai contenitori. E' Galeno a trasmetterci la formula della theriaca prodotta da Andromaco, medico di Nerone, che, usando il termine impiegato per primo da Nicandro, gli diede per primo il significato di “antidoto per tutti i veleni”. Da qui successivamente l'evoluzione del termine ad indicare una sorte di panacea universale.

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