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Viaggio pittoresco intorno al mondo ... / pubblicato sotto la direzione di Dumont D'Urville ... - Venezia : coi tipi di Giuseppe Antonelli, 1841.
I popoli naturali dell'Oceania dell'America e dell'Asia / [di] Federico Ratzel. – Torino : UTET, 1896.

Tea Tree, albero del té(Melaleuca sp. - famiglia Myrtaceae)[sinistra]
Di origine australiana, dalle foglie di diverse specie, ma soprattutto di M.alternifolia, si ricava un olio con proprietà battericide, antimicotiche, cicatrizzanti e antisettiche. Il nome “albero del tè” gli è stato attribuito perché le foglie di queste piante vennero usate, da James Cook, per preparare il tè.
Usi “magici”: tradizionalmente impiegato per purificare gli ambienti.

A voyage to the Pacific ocean undertaken by the command of his majesty for making discoveries in the northern hemisphere performed under the direction of captains Cook, Clerke and Gore ... - London : printed for G. Nicol, bookseller to his majesty in the Strand : and T. Cadell, in the strand, 1784. [destra]

Rombo (legno intagliato – Coll. Capra – fine XIX sec.)
Il rombo è una tavoletta incisa con disegni geometrici, a volte dipinta, forata ad una estremità per essere legata ad una funicella. Fatta roteare, gira sul proprio asse producendo un ronzio che è interpretato come la voce di un antenato mitico. Spesso ha la forma di pesce. È impiegato nei riti iniziatici e in cerimonie connesse a operazioni di caccia e di guerra.
Palma da cocco(Cocos nucifera L. - famiglia Arecaceae)
Originaria delle regioni tropicali orientali, il nome generico deriva probabilmente da un termine portoghese che significa scimmia per la somiglianza del frutto, con i tre pori germinativi, al muso dell’animale. E’ una pianta molto longeva (può raggiungere i 100 anni d’età) e porta frutti che,  nonostante le dimensioni, sono piuttosto leggeri per cui galleggiano sull’acqua conservando a lungo la germinabilità. Viene utilizzato non solo l’intero frutto ma anche le foglie, le gemme terminali e la linfa.
Piatto per la kava (legno intagliato – Coll. Pola – fine XIX sec.)
Piatto proveniente da Tonga, usato per la preparazione della kava, una bevanda leggermente inebriante consumata in occasioni cerimoniali ottenuta dalle radici del Piper methysticum.
Collana (capelli umani, dente di capodoglio – Coll. Pola – fine XIX sec.)
Collana proveniente dalle Hawaii, portata esclusivamente dai capi con valore talismanico e legata al culto degli antenati.



 

 

 

PiattoCerimonia

 

Collana

Australia
Gli Aborigeni, che si ritiene si siano stabiliti in Australia più di 40 mila anni fa, svilupparono una visione empiricamente sofisticata delle piante, molte delle quali, come l'eucalipto (Eucalyptus globulus), erano presenti solo in quelle aree. Gli Aborigeni probabilmente avevano una salute più forte dei primi coloni europei perché meglio adattati all’ambiente. La loro concezione di salute e malattia era fortemente influenzata dal mondo spirituale. In comune con le altre società che praticavano la caccia e l'agricoltura, gli Aborigeni dedicavano molto tempo ai rituali, che rafforzavano il senso del rango e lo scopo della vita di ogni individuo. L’approccio tradizionale alla cura delle malattie era olistico: il guaritore indagava le dimensioni sociali, fisiche e spirituali della vita e della salute. L'influsso degli europei nel XVIII secolo fu disastroso per gli Aborigeni. I coloni infatti sfruttarono e cacciarono la popolazione indigena, che fu decimata anche da malattie infettive occidentali arrivate con gli invasori. Non solo gli Europei non capirono i valori delle tradizioni del luogo, ma la maggior parte della tradizione erboristica trasmessa oralmente venne persa a causa della morte degli anziani e la dispersione dei gruppi tribali. Malgrado ciò alcune nozioni della medicina aborigena sono giunte sino a noi. Le erbe aromatiche come l'eucalipto erano spesso schiacciate e inalate per trattare molte comuni malattie, tra le quali le affezioni alle vie respiratorie e l'influenza. Senza la tecnologia metallurgica, l'acqua non poteva venir bollita e i decotti venivano preparati riscaldando l' acqua con pietre calde. È noto che le eruzioni cutanee, come i foruncoli e la scabbia, erano comuni e venivano curate con l'acacia. Nel Queensland la alstonia, detta anche chinino australiano, era utilizzata per curare le febbri.

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Polinesia
Tradizionalmente le pratiche mediche polinesiane non si limitavano alla conoscenza e all’uso di piante curative, ma si preoccupavano di comprendere anche lo stato fisico, emotivo, mentale e spirituale dei malati.
Anche in queste aree, il contatto con gli Europei è stato deleterio per la perdita di buona parte della tradizione curativa e per l’introduzione di nuove malattie.
In passato i Polinesiani non associavano le malattie ad agenti patogeni e pensavano fossero causate da forze soprannaturali: se una persona si ammalava significava che uno spirito non aveva apprezzato un suo comportamento o quello di un suo parente; un’altra possibilità poteva legarsi a pratiche di malocchio. Quindi quando un malato andava dal guaritore doveva raccontare dettagliatamente le sue azioni recenti per capire così quale poteva essere l’offesa arrecata. La cura consisteva spesso in una dieta speciale (anche con cibi usualmente considerati tabù) la cui funzione era quella di riportare lo stato d’equilibrio nell’individuo. Le cosiddette malattie incurabili si riteneva fossero sotto il diretto controllo delle divinità.
Nella maggior parte delle società polinesiane esistevano le figure dei guaritori spesso associate alla classe sacerdotale. Era il singolo individuo che riconosceva in se stesso un talento curativo e si offriva per questa funzione. Il potere curativo era quindi strettamente legato al guaritore tanto che se le stesse cure fossero state portate da altri avrebbero fallito. I guaritori facevano un ampio uso delle piante medicinali sotto forma di pozioni o applicazioni. Comunemente preparavano le medicine battendo le parti della pianta in un contenitore di legno fino ad ottenerne un liquido. A volte questo veniva addolcito con il succo ricavato dalla canna da zucchero e bevuto; altrimenti altre cure venivano somministrate per inalazione o applicandole direttamente sulle ferite.

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