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Carlina bianca(Carlina acaulis L. – famiglia Compositae)
Pianta con proprietà antibiotiche e toniche, il nome del genere è legato Carlomagno. Si racconta infatti che, durante un’epidemia di peste, questi sognò un angelo che con una freccia gli indicava una pianta che avrebbe potuto aiutare il suo esercito devastato dalla malattia. Per tale ragione la carlina bianca e quella comune (C.vulgaris L.) passarono alla storia come rimedio contro la peste. La carlina bianca può servire da igrometro dato che le squame interne del fiore si aprono solo con tempo secco mentre sono ripiegate all’interno con l’umido.
Herbarum imagines uiuae. Der Kreuter lebliche Contrafaytung. – Francoforti : Christianus Egenolphus excudebat (zu Franckfurt : Chr. Egen., 1535).
Mandragora, mandragola(Mandragora officinarum L. –  famiglia Solanaceae)
Chiamata dai greci “pianta di Circe la Maga” e citata anche nella Bibbia, ha sempre ispirato un timoroso rispetto per la forma delle sue radici. Spesso infatti viene raffigurata con sembianze di uomo o donna da cui deriva la leggenda del pianto della mandragora ritenuto in grado di uccidere un uomo. Le sue proprietà narcotiche ed allucinogene furono usate nei rituali magici dell’antichità e nelle pratiche di stregoneria del Medioevo.

Usi “magici” : favorisce amore, prosperità, fortuna e potere. E’ anche potente rimedio contro temporali e bufere.

Ps. Apuleius, Herbarium, inc. Apoliensis Platon ad cives suos ex pluribus paucas vires.
Traite des arbres et arbustes qui se cultivent en France en pleine terre. Par M. Duhamel du Monceau … A Paris : chez H. L. Guerin & L. F. Delatour, 1755.
Menthae Britannicae: being a new botanical arrangement of all the British mints hitherto discovered ... By W. Sole. – Bath : printed by R. Cruttwell; and sold by messrs. White, Fleet-street, London; Bull and co. and J. Barratt, Bath; Gilbert, Dublin; Hanwell, Oxford; and Hodson, Cambridge, 1798.



 

 

 

erbario francese

 

 

Periodo: dal 476 d.C. al 1492 d.C.

La caduta dell’Impero romano d’Occidente e le invasioni barbariche determinarono un lungo periodo di oscurantismo della cultura e della scienza; unici centri del sapere rimasero i monasteri, dove si conservarono e si copiarono i testi della tradizione classica ed orientale. Annessi ai conventi religiosi sorsero i Giardini dei Semplici e le prime scuole di medicina, la più celebre delle quali fu la Scuola di Salerno.
Spesso, lo studio delle erbe assunse connotati magici e superstiziosi. Alcune piante come il giusquiamo nero, la belladonna e la mandragora erano considerate “maligne”. La raccolta della mandragora seguiva un rituale specifico: non si doveva mai toccare la radice con le mani, ma legare un cane nero alla pianta e sollecitarlo, attraverso il suono di un corno, affinché la estraesse dal terreno; la radice si sarebbe ribellata, emettendo urla capaci di provocare follia o addirittura la morte di chi le avesse udite.
La scelta delle piante curative, talvolta, seguiva dei procedimenti “magici”; fra questi vi era “il metodo della freccia”: dopo aver recitato una preghiera, si scagliava un dardo con l’arco e, qualora si fossa colpita una pianta, la si sarebbe impiegata a scopo terapeutico. Molte erbe erano utilizzate per rompere sortilegi e malefici: la piantaggine fungeva da talismano contro il “malocchio”;  la verbena e l’artemisia proteggevano dalla paura e dalla stanchezza dei viaggi; l’aristolochia e la brionia allontanavano i demoni; l’erba heraclea difendeva dai briganti delle foreste; un mazzo di iperico, aglio, artemisia e ruta, portato con sé la notte del solstizio d’estate, avrebbe allontanato streghe e spiriti maligni.

La raccolta delle erbe poteva richiedere riti di purificazione, preghiere, formule, e scongiuri. Si pensava, inoltre, che il corso degli astri e il ritmo delle stagioni potessero influire sull’efficacia di cure e sortilegi.

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