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Il mondo greco

La botanica e la nascita della scienza medica

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Sedano

 

 

 

 

 

Balsamari

 

Balsamari2

 

Ginepro

 

 

Ricino

 

 

 

 

 

 

Monete

 

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Sedano(Apium graveolens L. – famiglia Labiatae)
Comunemente coltivato in tutto il territorio italiano per l’alimentazione, il sedano era già noto presso le antiche popolazioni egiziane e greche. Nella medicina popolare l’intera pianta viene impiegata contro reumatismi e artrite ma è anche ampiamente usata per le sue proprietà diuretiche  e per aumentare la secrezione lattea.

Icones plantarum medico- oeconomico - technologicarum cum earum fructus ususque descriptione /  [Ferdinand Bernhard Vietz].

[Vienna, 1800].

Ricino(Ricinus communis L. – famiglia Euphorbiaceae)
Originaria dell’Africa, viene coltivata come pianta ornamentale e medicinale. Semi di ricino sono stati trovati nell’antico Egitto in tombe risalenti al 4000 a.C. ma l’olio viene citato anche in antichi testi greci ed indiani per l’uso come lassativo e per ungere il corpo. I semi, estremamente velenosi, hanno un aspetto particolare da cui il nome generico “ricinus” che in latino significa zecca.

Pisside (piccola scatola con coperchio), Italia meridionale, fine V a.C. (alabastro)
Piccolo contenitore per prodotti cosmetici e medicinali preparati in forma solida.

Balsamari, stile corinzio, seconda metà del VII-inizi VI sec. a.C. (ceramica)
Il gruppo comprende un aryballos globulare, un aryballos a base piatta e tre aryballoi piriformi. Si tratta di piccoli contenitori per olii e unguenti per la cosmesi e la cura del corpo; la base usata per la loro preparazione era molto spesso l’olio d’oliva. L’ulivo (Olea europaea L.) era uno dei principali elementi dell’agricoltura antica in area mediterranea. I suoi frutti contengono olio, diversi sali minerali e vitamine. Venivano anche utilizzati come disinfettante gli olii essenziali di cedro (Cedrus atlantica (Endl.) G.Manetti ex Carrière 1855), cinnamomo (Cinnamomum camphora (L.) Sieb.), ginepro (Juniperus communis L.), timo (Thymus vulgaris L.), mentre per riattivare la circolazione era utile l’olio di iris giallo (Iris pseudacorus L.).
Balsamari acromi, Italia meridionale, III sec. a.C. (ceramica)
Il gruppo comprende due unguentari a corpo allungato e uno globulare. Si tratta di contenitori per olii e unguenti per la cosmesi e la cura del corpo, destinati all’uso quotidiano.
Monete, Selinunte, fine VI-fine V sec. a.C. (argento, donazione prof. Lorenzo Lazzarini)
In due monete (a) statere del 530-510 a.C. e (b) litra del 420-409 a.C. è rappresentata la foglia del Σέλινον (Apium graveolens L.), pianta della famiglia del sedano e prezzemolo usata nei banchetti funebri, per coronare le tombe e, come pianta medicinale, per problemi legati alla fertilità femminile. Nella terza (c) obolo del 500-490 a.C. è invece rappresentata una foglia di smirnio (Smyrnium olusatrum L.), erba aromatica con radici e germogli commestibili e adoperata per le sue proprietà officinali.
Magni Hippocratis medicorum omnium facile principis, opera omnia -  Geneuae : typis & sumptibus Samuelis Chouët, 1657.



 

 

 

Ippocrate

 

Periodo: da 800 a.C. a 300 a.C.

Con Ippocrate di Cos (460-ca. 370 a.C.) l’arte di curare le malattie assunse un connotato scientifico: egli ricondusse le malattie a cause naturali e non divine e per ciascun male prescrisse una terapia appropriata. Dal Corpus Ippocraticum siamo a conoscenza dell’uso di 230 piante dalle virtù terapeutiche.
Dopo Ippocrate lo studio razionale delle piante medicinali ebbe grande sviluppo in Grecia con i rhizótomoi ricercatori di piante medicinali interessati all’aspetto pratico curativo delle piante di cui prendevano in considerazione soprattutto la radice nella quale ritenevano fossero più concentrate ed efficaci le proprietà medicinali. Questo concetto è importante nonostante essi abbiano spesso prestato il fianco a critiche per le pratiche magiche e le accuse di ciarlatanismo.
In epoca ellenistica l’interesse per la botanica e le piante medicinali ebbe un impulso notevole. Già Alessandro Magno (356-323 a.C.), quando nel 331 a.C. fondò Alessandria d’Egitto, la dotò non solo della famosa Biblioteca, ma anche di un giardino botanico.
Teofrasto (371-287 a.C.) si può considerare il più grande botanico dell’antichità. Egli fu il primo ad usare la duplice nomenclatura per le piante, razionalizzata solo 19 secoli più tardi da Linneo. Nel De historia plantarum viene indicato anche l'uso medico delle piante sebbene questo non sia stato l'unico scopo delle ricerche di Teofrasto. Dopo di lui, tra coloro che si occuparono di piante medicinali si ricorda il poeta Nicandro (II sec. a.C.) per l'uso del termine Theriaca con il significato originario di “animali velenosi” e Cratevas, medico di Mitridate IV Eupatore, sovrano rimasto famoso per la sperimentazione di una forma di resistenza ai veleni che da lui venne nominata “mitridatismo”. Il medico Cratevas fu autore di un elettuario composto da 54 sostanze tra piante medicinali, minerali e veleno di serpente che si può considerare il punto di partenza per arrivare alla theriaca di Andromaco.

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