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Porro(Allium porrum L. - famiglia Liliaceae)
A varie specie appartenenti al genere Allium è stato attribuito, nel corso del millenni, il potere di allontanare i malefici e le malattie. Presso gli antichi egizi il porro veniva utilizzato nella pratica dell’imbalsamazione insieme ad oppio, cicuta e miele; Greci e Romani esaltavano le virtù curative della cipolla e nel Medioevo l’aglio era considerato un’arma contro le epidemie, ma anche contro streghe e vampiri.
Usi "magici": tutti gli “agli” sono in grado di assorbire il male e le malattie.

Egypte ancienne / par Champollion-Figeac.

Paris: Firmin-Didot, 1839.

Assenzio(Artemisia absinthium L. - famiglia Compositae)
Nota già agli Egizi e ai Greci come pianta medicinale e aromatica, il suo uso si estese in Europa in epoca preromana. Ha proprietà antisettiche e vermifughe, oltre che digestive.
Usi "magici": bruciata favorisce gli stati medianici e scaccia malefici e negatività; rami appesi sopra la stalla rendono mansueti gli animali. L’infuso di artemisia può essere utilizzato per magnetizzare specchi e sfere.

Cinque Ushabti (terracotta e faïence, 1078-341 a.C.)

Gli ushabti sono statuine in vari materiali (terracotta, faïence, legno o bronzo) che facevano parte del corredo funerario degli antichi egizi. Servivano da sostituti del defunto, perché si pensava che nell’aldilà ognuno dovesse svolgere lavori anche pesanti e quindi le statuine avrebbero lavorato al posto del loro proprietario. Nelle tombe si trovano in numero variabile e il tipo più comune è quello a forma di mummia. Sui due ushabti turchesi il testo riporta nome e titoli del defunto, mentre sull'ushabti più grande c'è il VI capitolo del Libro dei Morti. La formula dice: «O questo ushabti, se l’Osiride [nome del defunto] è chiamato per compiere tutti quei lavori che devono essere fatti laggiù nell’Oltretomba, …, tu dirai ‘eccomi’. Se tu sei chiamato in ogni momento per servire là, per coltivare i campi, per irrigare le rive del fiume, per trasportare la sabbia dell’est all’ovest e viceversa, tu dirai ‘eccomi’».

Statuetta raffigurante Osiride (bronzo, 715-332 a.C.)
Statuetta raffigurante Iside con Horus (bronzo, 715-332 a.C.)

In Egitto il bronzo fu importato molto tardi, e soltanto dalla XVIII dinastia (1543-1292 a.C.) rimpiazzò il rame e fu impiegato in quantità massicce, sia battuto che fuso. In particolare dal 715 a.C. si diffuse l’usanza presso i templi di produrre grandi quantità di piccole statuette della divinità che lì si venerava, cosicché i fedeli potessero acquistarle per poi dedicarle nel tempio per ottenere la guarigione da qualche malattia, fortuna, prosperità o una bella sepoltura. Questa raffigurazione di Iside con Horus in grembo è la personificazione del trono, e serviva a proteggere i defunti.

Statuetta raffigurante Ptah (bronzo, 715-332 a.C.)
Ptah era il dio di Menfi, personificazione dell’universo, creatore della parola e patrono delle arti e dei mestieri.

Statuetta raffigurante Nefertum (bronzo, 715-332 a.C.)
Manca il copricapo, che consisteva in un fiore di loto da cui partivano due alte piume. Alla base c’erano anche dei panetti di profumo, che si vedono ancora. Nefertum era il dio identificato con il fiore di loto azzurro: era la divinità del profumo, e gli venivano fatte offerte di fiori e unguenti profumati. Il dio è simbolo di resurrezione e immortalità.

L'Egitto antico e moderno illustrato dai primarii artisti e descritto da Giorgio Ebers. - Milano: Tip. Ed. Lombarda, 1881.
Sei amuleti (faïence)
Gli amuleti erano la protezione magica più comune contro ogni tipo di male. Erano di diversi materiali, dall’oro al papiro. Il più comune era la faïence, un composto sabbioso che con la cottura formava esternamente uno strato lucido e colorato. Il primo ha il volto del dio Bes, patrono del sonno, delle partorienti e dei neonati, che serviva per spaventare gli spiriti maligni. Il secondo veniva cucito sulle bende oppure sul lenzuolo funebre delle mummie, all’altezza del petto; rappresenta uno dei quattro figli di Horus, patroni dell’imbalsamazione, anche se non si riesce a capire quale. I successivi tre amuleti rappresentano l’occhio di Horus. É uno dei simboli più diffusi per la sua potenza magica: il mito infatti narra che nella lotta per il trono d’Egitto tra Horus, figlio di Osiride, e suo zio Seth, quest’ultimo gli cavò un occhio che la madre Iside con la sua magia rimise al suo posto. L'ultimo amuleto rappresenta il ka, lo spirito vitale di ogni uomo che doveva essere nutrito con le offerte funerarie per poter sopravvivere dopo la morte.



 

 

 

 

EgittoEbers

 

Uno degli dei egiziani più conosciuti, Osiride, è sempre raffigurato come una mummia: il mito infatti racconta che egli fu ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth, ma la sua sorella-moglie Iside ritrovò i pezzi, li ricompose e con l’aiuto di Anubi li imbalsamò, li avvolse in bende di lino e li ricoprì di amuleti per rendere il corpo di suo marito incorruttibile. Questo mito da un lato spiega come mai Iside sia considerata la divinità guaritrice e benigna per eccellenza e Anubi sia diventato il dio dell’imbalsamazione, dall’altro fornisce la giustificazione della diffusione della pratica della mummificazione: il defunto mummificato si identificava con Osiride e perciò poteva aspirare alla vita eterna. Le tombe erano concepite per assicurare al defunto questa vita eterna a cui aspirava: c’erano varie offerte alimentari, dei corredi con vestiario e mobili e anche centinaia di ushabti, statuine raffiguranti il defunto o suoi servi, che nell’aldilà avrebbero assolto ai vari lavori altrimenti spettanti al defunto stesso.
Non per tutti era possibile lo stesso trattamento. A seconda del “reddito” il processo di mummificazione era diverso: descrizione dei tre tipi di imbalsamazione riportati da Erodoto. Nei molti trattati di medicina su papiro che ci sono giunti dall’Egitto (i più famosi trattano di patologie interne, di chirurgia e di ginecologia), che non riguardano mai però l’imbalsamazione, l’uso di erbe e sostanze vegetali è ampiamente documentato come rimedio per quasi tutte le patologie. In molti casi è difficile stabilire di quale specie vegetale si tratti, ma nei casi in cui le piante sono state identificate molto spesso si è visto come esse fossero realmente efficaci. Tuttavia, essendo la scienza medica ancora troppo empirica, altrettanto spesso si ricorreva ad amuleti, incantesimi o invocazioni alle divinità protettrici per aumentare l’efficacia dei rimedi: il male derivava dall’influsso di uno spirito maligno che anzitutto occorreva scacciare dal corpo del paziente con adeguate formule di scongiuro.

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